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  • dott.ssa Sara Rizzi

Le forme dell'ansia

Secondo l’OMS, i disturbi della sfera dell’ansia sono tra i più diffusi a livello mondiale, e nel mondo occidentale hanno il primato di disturbi psicologici più frequenti nella popolazione generale. Una cosa a cui non si pensa spesso però, è la grande variabilità di forme con cui questa emozione può manifestarsi, quando diventa disfunzionale o addirittura patologica: proviamo fare insieme una sintesi delle principali forme con cui si manifesta questo fenomeno.


1. Il disturbo d’ansia generalizzata


Questa è la forma più comune e più diffusa di ansia, e frequentemente si accompagna ad altri disturbi di questo genere (in questo caso si dice in condizione di comorbilità, ad esempio con insonnia, con attacchi di panico o con fobie specifiche, ma anche ad altri disturbi dell’umore, quali ad esempio i disturbi depressivi, soprattutto se perdura per molto tempo).

Consiste sostanzialmente in una condizione di allerta ansiosa spiacevole ed invalidante che può perdurare per più ore al giorno, per tutti o quasi tutti i giorni, anche per diversi mesi, e che non sembra essere legata ad un particolare evento o contesto preoccupante, ma si presenta appunto come “generalizzata” a più ambiti della vita della persona. Sono presenti preoccupazioni eccessive e incontrollabili e sintomi somatici come calore, tremori, tensione muscolare, bruxismo, e disturbi infiammatori dell’apparato gastro-esofageo (ad esempio, coliti e reflusso).

2. Il disturbo da attacchi di panico


Per capire meglio cosa sia un attacco di panico, leggi qui. Non è comunque sufficiente un solo attacco, o attacchi di panico occasionali, per configurarsi come disturbo da attacchi di panico: in questo caso infatti devono essere abbastanza numerosi e frequenti da convalidarsi come invalidanti in almeno un contesto di vita (lavoro, sport, famiglia....) e comporta anche una preoccupazione grave e costante sul poter avere o il dover evitare un attacco di panico.


3. Insonnie e parasonnie



I disturbi della sfera del sonno possono essere conseguenze spiacevoli dell’ansia e, soprattutto, agire da fattori di mantenimento del problema, innescando circoli viziosi tra l’ansia e le difficoltà a dormire. Tra i vari tipi di insonnia, i più probabilmente legati all’ansia sono la difficoltà a prendere sonno (iposonnia), a mantenerlo (disturbo da risvegli notturni) e il disturbo del sonno non riposante, che non comporta cambiamenti o problematiche rilevabili nel dormire ma impedisce alla persona di godere di un sonno veramente riposante. Ci sono poi le parasonnie, tra cui il disturbo da incubi, il terrore nottuno, la paralisi ipnogogica e vari altri disturbi meno frequenti che solitamente vengono trattati come disturbi a sé stanti mentre molto spesso sono il sintomo conseguente a un disturbo d’ansia.


4. Disturbi da ansia da prestazione e disturbi d’ansia sociale


Una caratteristica manifestazione dei disturbi d’ansia sono i disturbi da ansia da prestazione, in cui l’ansia è contingente, intensa e invalidante solo nel momento in cui la persona percepisce di stare mettendo in atto una performance, ovvero un’azione passibile di valutazione e giudizio da parte degli altri, (ma anche, in alcuni casi, della sola persona stessa). Quest’ansia a volte può essere poco intensa, e in questo caso essere addirittura funzionale a spronare la persona verso un buon risultato performativo; molto più spesso, l’ansia da prestazione diventa talmente invalidante da impedire essa stessa la buona riuscita della performance, configurandosi nell’esperienza della persona come una sorta di “profezia che si autoavvera”.

Potremmo guardare al disturbo d’ansia sociale, in un certo senso, come a una forma particolare di ansia da prestazione, in cui la performance percepita è l’interazione ricca, piacevole e stimolante con l’altro o gli altri, o in parole povere il voler “fare una bella figura” o una bella “impressione”.

Tutti noi abbiamo esperienza di episodi più o meno frequenti o intensi di timidezza o di difficoltà a parlare in pubblico, e solo a volte queste difficoltà possono crescere e scaturire in veri e propri disturbi d’ansia legati all’aspettativa che la persona ha interiorizzato rispetto al giudizio dell’altro o degli altri. Poco importa in realtà che il giudizio sia veramente presente nello sguardo dell’altro, o addirittura che ci sia effettivamente un altro presente che potrebbe giudicare: per chi sviluppa l’ansia da prestazione sociale, è l’interiorizzazione dell'aspettativa del giudizio altrui che causa l’ansia.

Diversi studiosi, inoltre, hanno recentemente ipotizzato che, almeno in alcuni casi, anche la balbuzie possa essere sintomo di una sorta di ansia da prestazione a parlare; in molti casi, infatti, le persone balbuzienti riportano che la loro balbuzie sia fortemente dipendente dal contesto di vita (persone che balbettano in famiglia potrebbero ad esempio non balbettare con gli amici o viceversa) e addirittura che in alcuni casi i sintomi della balbuzie spariscano quando, ad esempio, la persona parli a se stessa o ad un animale (in assenza cioè, di aspettativa di giudizio sul parlato).


5. Fobie specifiche


La fobia è un disturbo d’ansia che può essere più o meno invalidante, causato dalla paura esagerata e irrazionale di esporsi ad uno stimolo percepito come spaventante o pericoloso, quando questo sia considerato non così pericoloso o estremamente improbabile da incontrare dalle altre persone della stessa rete sociale/culturale. I sintomi delle fobie sono panico e terrore poco controllabili, credenze e fissazioni cognitive esagerate o paranoiche, senso di impotenza rispetto allo stimolo ed evitamento attivo delle situazioni correlate allo stimolo.



6. Il disturbo ossessivo-compulsivo


Il disturbo ossessivo compulsivo è una condizione molto particolare in cui nella persona sono presenti idee intrusive, ansiogene e preoccupanti (ma anche francamente spaventanti) di causare un “danno” a se stesse o, più frequentemente, agli altri; queste sono chiamate “ossessioni”, e possono essere anche estremamente varie da una persona all’altra. Per poter esorcizzare queste ideazioni preoccupanti, le persone con questo disturbo imparano a mettere in atto delle cosiddette “compulsioni”, ovvero delle azioni di varia natura, che spesso sono di controllo (es, controllare più volte di seguito di aver chiuso la porta di casa a chiave) ma possono essere anche di tipo scaramantico (più frequenti nei bambini, ma presenti anche negli adulti, sia superstiziosi che non superstiziosi); ciò che caratterizza le compulsioni è il fatto che sono azioni completamente inutili, se non allo scopo di esorcizzare appunto le ideazioni ansiogene e quindi, in un certo senso, di gestire l’emozione di ansia data dalle ossessioni.

7. Disturbo da ansia di malattia (ipocondria)


Il disturbo da ansia di malattia nasce dalla convinzione o dalla preoccupazione invalidante di avere o di poter contrarre una malattia percepita come estremamente o esageratamente grave o pericolosa. Questo porta le persone che soffrono di questo disturbo a soffrire di un eccessivo senso di allarme e di un’ansia intensa e incontrollabile per tutto ciò che riguarda il corpo e la salute, a prestare un’attenzione esagerata e a volte ossessiva al proprio corpo e ai suoi segnali, e inoltre a spendere grandi quantità di tempo e risorse in visite mediche, esami anche costosi e inutili, e ricerca di rassicurazione (ad esempio, cercando conforto presso amici o cercando e studiando informazioni in rete).


8. Strategie disfunzionali di gestione dell’ansia


Abbiamo visto che l’ansia è un’emozione veramente e particolarmente poliedrica; per quanto sia evolutivamente utile a prevenire i pericoli, nel mondo attuale essa tende spesso ad essere ipertrofica e poco funzionale.

Ogni persona con tratti più o meno ansiosi tende quindi normalmente a sviluppare le proprie strategie per gestire questa spiacevole sensazione. Queste strategie possono essere più o meno funzionali non solo a gestire l’emozione in sé (ovvero riuscire effettivamente a calmare la persona) ma anche per gli effetti che possono causare a medio e lungo termine. Strategie funzionali di gestione dell’ansia potrebbero essere, ad esempio, fare attività sportiva, parlarne con un amico, distrarsi guardando un film o leggendo un libro, o anche banalmente lavorando. Queste strategie, se non sono esagerate e non acquistano caratteri ossessivi, possono funzionare bene e non avere particolari conseguenze negative sulla vita della persona. Strategie disfunzionali, al contrario, possono essere ad esempio il darsi compulsivamente allo shopping, mangiare eccessivamente cibi comfort-food, allenarsi esageratamente, e fare uso di sostanze come ansiolitici, alcol, nicotina, cannabis e hashish al solo scopo, appunto, di abbassare l’intensità dell’emozione permettendo alla persona di tranquillizzarsi e, ad esempio, di svolgere normalmente le attività quotidiane, come dormire o lavorare. Queste strategie, che sono solitamente molto efficaci, tendono a irriggidirsi sempre di più perché portano la persona a metterle in atto sempre più frequentemente con conseguenze potenzialmente anche molto dannose per la salute, le finanze e le relazioni interpersonali, ad esempio causando o facilitando l’insorgere di un disturbo alimentare o da un disturbo da dipendenza da sostanze (ovviamente questo non significa che tutti i casi di disturbi alimentari o da dipendenza da sostanze siano sintomi di un sottostante disturbo d’ansia!). Da questo punto di vista, una dipendenza da hashish secondaria ad un disturbo, ad esempio, d’ansia generalizzata, dovrebbe essere considerata più come un disturbo dell’umore, relativo alla sfera dell’ansia, con strategia disfunzionale di gestione piuttosto che come una “semplice” dipendenza, ed è per questo che questo fenomeno trova il suo spazio in fondo ad un articolo sulle forme dell’ansia.



Una persona insonne, balbuziente o dipendente da una sostanza, in questo caso, potrebbe quindi non riconoscere il proprio problema come sintomo di un più profondo disturbo ansioso, ma limitarsi da dare una lettura superficiale e meramente sintomatica della propria difficoltà, rendendo a volte difficile il processo di ricerca di una soluzione adeguata ed efficace. In questi casi, difficilmente i sonniferi, le tecniche di dizione e la riabilitazione saranno sufficienti a risolvere il problema, ma sarà necessario anche un sostegno psicologico volto a sostituire le strategie disfunzionali con altre, personalizzate e più adattative, di gestione dell'emozione; ed in alcuni casi può servire anche la psicoterapia, che possa riportare il funzionamento emotivo della persona all'interno del range di non-clinico (ovvero, a viversi l'ansia sempre in modo spiacevole, ma non patologico e non limitante nella quotidianità).


Che l'ansia sia spiacevole, è un dato abbastanza universale; nessuna terapia può "eliminarla", in quanto avere un po' d'ansia in taluni contesti è sintomo comunque di un buon funzionamento; può essere il caso di recarsi da un professionista quando l'ansia diventasse una significativa fonte di sofferenza o comunque limitasse la vita, lo sviluppo o l'espressività della persona.

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