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  • dott.ssa Sara Rizzi

Le distorsioni cognitive

Aggiornamento: 23 mag 2021

Cosa sono?

Le distorsioni (o bias) cognitive sono dei giudizi o dei passaggi di pensiero che ci sembrano logici e razionali, ma che in realtà non lo sono. Si basano infatti generalmente su un’interpretazione parziale e tendenziosa della realtà, ma all’apparenza hanno tutte le caratteristiche di un buon ragionamento logico. Inutile dire che ci caschiamo tutti abbastanza frequentemente, e che ci piaccia o no, giocano un ruolo essenziale nel processo di decision-making di ognuno di noi (ovvero, come arriviamo a prendere una decisione piuttosto che un’altra). Ma come mai è così facile caderci?

Il termine distorsione indica precisamente la distorsione della nostra capacità di percepire cosa sia logico e cosa non lo è; è quindi molto importante per ognuno di noi imparare ad identificare questi bias per accorgerci di quando la nostra mente sta perdendo aderenza con la realtà, impedendoci di vedere ed interpretare chiaramente ciò che ci circonda e mettendoci così a rischio di agire nel modo sbagliato. Le distorsioni cognitive si attivano più facilmente quando ragioniamo o discutiamo circa qualcosa che ci attiva molto, quando siamo cioè in preda ad emozioni intense. Esiste un particolare sottotipo di bias cognitivi, chiamati “euristiche”, ch hanno a che fare con il modo in cui decidiamo che c’è (o non c’è) un legame causa-effetto tra gli eventi del mondo.


Come è possibile che ci influenzino, senza che ce ne rendamo conto?

Per comprendere appieno il significato di questi bias, delle euristiche e del perché sia impossibile sfuggirvi del tutto, bisogna fare una piccola premessa: il mondo è un contesto enormemente complesso, la cui complessità rasenta il caos ed è in buona parte imprevedibile, incontrollabile e, soprattutto, ambigua. Cosa è positivo e cosa no? Cosa viene fatto di proposito e cosa no? Cosa è coincidenza e cosa no?

Interpretare la realtà è necessario per poter prendere delle decisioni, ma in buona misura gli elementi che costituiscono questo “caos in divenire” in cui viviamo è molto difficile, perché questi elementi sono per la maggior parte ambigui ed ambivalenti. Insomma, gli studiosi indicano come la nostra percezione della realtà sia continuamente costretta ad interpretare (sì, l’interpretazione è un passaggio del processo percettivo stesso), dando un ordine, un senso e un significato al caos che ci circonda.

Le euristiche e le distorsioni cognitive ci aiutano a dare ordine, senso e significato a questo caos; lo fanno però usando delle “scorciatoie” logiche che, per quanto potrebbero “azzeccarci” in alcuni casi, non hanno alcuna vera pretesa di validità.

Per poterci muovere in questo caos, ognuno di noi agisce questi bias quotidianamente, e nonostante esistano persone più “logiche” di altre, nessuno è totalmente immune alle distorsioni.



Elenco delle principali distorsioni conosciute

Vediamo ora alcuni esempi, dai quali potrete già notare, anche solo scorrendo l’elenco, che ve ne saranno alcuni “familiari” ed altri “estranei”; un’altra cosa importante da ricordare infatti, è che non tutti attiviamo le stesse distorsioni cognitive con la stessa facilità, ma ognuno di noi tende a reiterare per forma mentis sempre le stesse alcune più frequentemente di altre.

(NB: molti bias solitamente si attivano contemporaneamente l’uno all’altro, e molti appaiono parzialmente sovrapponibili tra loro. Per quanto quindi molti sembrino esattamente simili (ad esempio, la tripletta ancoraggio, salienza ed astrazione selettiva), ognuno di essi mette a fuoco una distorsione differente.

Inoltre, finché la ricerca andrà avanti, non è chiaro quante siano queste distorsioni e quante ancora siano da scoprire; per questo mitivo un elenco definitivo ed esauriente ancora non esiste.)





1. Percezione selettiva

Nella percezione, non tutte le informazioni vengono elaborate dal cervello. Anche solo quando camminiamo per strada, nel nostro occhio sono registrati tutti i volti, gli accessori, i dettagli delle persone che incontriamo. Indistintamente questi dati vengono trasmessi al cervello dal nervo ottico, e solo nel cervello avviene una selezione tra ciò che vale la pena elaborare e ciò che si può scartare (le targhe delle auto che ci sorpassano, o il numero di finestre presenti per piano di ogni palazzo non sono stimoli interessanti; il volto dei passanti invece potrebbe esserlo). Nel selezionare gli stimoli da elaborare, nel mettere quindi un filtro, potremmo dire che il cervello prende già una decisione: questa decisione è influenzata anche dagli obiettivi, dalle paure, dalle speranze e soprattutto dalle aspettative di quel particolare cervello. Ad esempio, se stiamo pensando spesso ad una persona sarà più facile che ci sembrerà di intravederla nel mare di passanti. Se sogniamo di acquistare una particolare macchina, la noteremo più spesso nel traffico (non conoscessimo il funzionamento del cervello, potremmo pensare in incoraggianti messaggi dell’universo o incredibili coincidenze).

2. Distorsione della Conferma

Sottotipo di Percezione selettiva: cerchiamo, creiamo o selezioniamo solo le informazioni che confermano le nostre convinzioni di scelta. Tendiamo a dimenticare, sottovalutare o semplicemente a non notare tutti gli eventi o i segnali che invece disconfermerebbero la nostra credenza.

3. Deduzione arbitraria

Quando traiamo una conclusione in assenza di prove concrete.

4. Ancoraggio

Eccessivo affidamento (o focalizzazione) solo su una parte delle informazioni necessarie per prendere una decisione (solitamente quelle più evidenti; vedi anche il bias della salienza percepita).

5. Salienza

Chiamata anche salienza percepita, è la tendenza giudicare più saliente l’informazione o la caratteristica più evidente, che ha cioè maggior visibilità. Ovviamente, una caratteristica più evidente non è necessariamente anche quella più rilevante; possiamo immaginare la potenzialità di questa distorsione nei campi della vendita e del marketing.

6. Astrazione selettiva

Quando estrapoliamo dal contesto un unico particolare, senza considerare gli altri aspetti salienti, e unicamente su di esso basiamo le nostre successive inferenze. Solitamente è il particolare che ha una maggior salienza emotiva, ovvero quello che a pancia ci colpisce maggiormente e ci rimane più impresso. La sua salienza emotiva però, normalmente non ha niente a che vedere con i rapporti logici di causa ed effetto.

7. Generalizzazione eccessiva

Trarre una conclusione generale da un unico episodio o da un particolare.

8. Ingigantire o minimizzare

Errori nel valutare significato o importanza di un evento, normalmente si attiva su base interpersonale (voler fare bella figura, voler sminuire l’altro, minimizzare gli errori).

9. Personalizzazione

Tendenza a trovare nessi tra gli eventi esterni e la propria persona, in assenza di validi elementi per sospettare questa associazione.

“La prof ha messo in verifica questo argomento proprio perché non l’ho studiato!”

“Appena arrivo io nella hall dell’azienda, gli ascensori sono sempre tutti occupati!” (questo è anche un ottimo esempio di pensiero assolutistico e di distorsione della conferma)

10. Pensiero assolutistico o dicotomico

Tendenza ad ipersemplificare la realtà dividendola in sole due categorie: per il soggetto, le cose possono andare o bene o male, possono essere solo o positive o negative; le persone o sono o buone o cattive, o forti o deboli, o stupide o intelligenti. Le vie di mezzo, le sfumature, le incongruenze e le complessità non sono contemplabili.

 In verità capita molto raramente che le cose possano effettivamente dividersi in bianco e nero. Il mondo e le persone, come abbiamo visto, sono fenomeni complessi e ricchi di sfumature soggettive, ambiguità, cambiamenti, incongruenze.

Spesso questo pensiero si ritorce contro di noi, ad esempio “se non sono il migliore in assoluto, vuol dire che non valgo nulla”.

11. Euristica della disponibilità

E’ un bias cognitivo che tende a sovrastimare le probabilità che un evento possa accadere, sulla base della quantità di informazioni che abbiamo. Ad esempio, se sappiamo tutto degli incidenti aerei, probabilmente sovrastimeremo la possibilità di incorrere in un incidente aereo noi stessi.

12. Credenza del giocatore

Convinzione che esistano legami tra eventi passati ed eventi futuri. Un esempio molto comune è l’aspettativa sul sesso di un secondogenito sulla base del sesso del primogenito: se il primogenito è maschio, sembra logico che il secondo avrà più possibilità di essere femmina; se ci pensiamo bene però, ogni bambino ha il 50% di possibilità di nascere maschio o femmina, e questa non si modifica a seconda del sesso del figlio precedente: rimane sempre 50% e 50%, per ogni nascituro.

Questo bias è sfruttato particolarmente dai giochi e dalle app d’azzardo.

13. Conservazione

Secondo questo bias, un cambiamento sarà necessariamente negativo (o, al contrario necessariamente positivo), solo per il fatto è che un cambiamento rispetto allo status quo. In realtà, spesso gli eventi complessi sono appunto ambivalenti o impossibili da classificare in modo dicotomico (vedi, pensiero dicotomico)

14. Il senno di poi

Distorsione per la quale un evento appena trascorso sembra più plausibile o facilmente prevedibile di quanto in realtà non fosse. A chi non è capitato di pensare “Perché non ci abbiamo pensato prima?”

Esistono insomma per semplificarci la vita; ma la loro attivazione in processi di importanti decision-making potrebbe essere per noi decisamente dannosa. Sono in sintesi un ottimo strumento, ma che va maneggiato con estrema cautela e con consapevole attenzione.

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